Mi chiamo Andrea Bosonetto, classe '87 e nato ad Aosta, una piccola città fra le Alpi.

 

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INDIA parte 3 di 4

May 12, 2016

UTTAR PRADESH

Agra

 

Questa volta prendere il treno è stata un’esperienza diversa.

E’ stata una di quelle scene che si vedono nei documentari in tv sull’India.

Il treno che arriva, si avvicina e mentre ancora è in corsa centinaia di persone si lanciano fra spintoni e urla disumane come un branco di animali per cercare di saltare sul treno non lasciando neanche il tempo alle persone dentro di scendere.

Noi onestamente siamo rimasti allibiti e ci siamo un attimo spaventati. Abbiamo evitato di fare lo stesso. Avevamo comprato i biglietti per la General Class, cioè la classe più economica, quella presa d’assalto.

Quando il treno si ferma completamente la situazione si normalizza dopo qualche minuto, cerchiamo un vagone che sia più o meno libero, e quindi saliamo sul vagone della seconda classe dove riusciamo anche a sederci. Quando passa il controllore chiediamo di fare l’upgrade e ci costa appena 100 rupie a testa, poco più di 1€ che era quasi 1/3 del costo totale del biglietto. Questo mi ha fatto capire quanto povera sia la gente se non può permettersi 100 rupie in più per poter viaggiare umanamente.

 

Il viaggio, che dura circa 5-6 ore, continua tranquillo attraversando per lo più zone desertiche e senza molti insediamenti umani.

Arriviamo ad Agra nella regione di Uttar Pradesh, verso l’ora di cena, ed è già buio. Durante il viaggio tiriamo giù una lista di appetibili Guest Houses in modo tale da farci portare direttamente con un TukTuk.

 

Arriviamo in questo hotel molto fatiscente e gestito da davvero poco simpatici individui i quali non sono in grado di parlare Inglese rendendo la comunicazione molto difficile. La prima camera che ci danno aveva i topi, così ci facciamo cambiare di stanza e andiamo al primo piano.

 

Mangiamo qualcosa nei dintorni e poi a nanna presto, in quanto il mattino seguente abbiamo la sveglia alle 5 per poter arrivare all’alba e senza code al Taj Mahal.

 

La notte è stata terribile, nell’hotel c’erano delle famiglie indiane che hanno fatto baccano tutta la notte, venendo anche a battere contro la nostra porta.

Comunque, ci svegliamo, laviamo e prendiamo un tuktuk per farci portare alle biglietterie dell’ingresso Ovest del Taj Mahal. Fortunatamente la coda non era lunghissima e in una mezzora fra controlli e metal detector entriamo nel luogo simbolo dell’India, nonché una delle nuove 7 meraviglie del mondo e patrimonio dell’Unesco.

Incredibilmente le mura che separano il mausoleo dal resto della città, tracciano una barriera quasi isolante fra il caos e la sporcizia esterna ad un’oasi di silenzio, giardini curati e pulizia maniacale. Sembra di non essere neanche più in India.

Percorriamo un centinaio di metri lungo un viale circondato da giardini e arriviamo nella piazzetta antecedente la porta principale.

 

 

Sono le 6.30 del mattino ed il sole è quasi pronto per uscire, i colori caldi, la nebbia leggera e la pace fanno da contorno allo spettacolo che stiamo per assistere. Attraverso la porta di ingresso che fa come da cornice naturale, in lontananza, eccolo lì nella sua grandiosità, avvolto nella foschia: il Taj Mahal.

 

 

Nonostante sia molto presto c’è già parecchia gente e ovviamente le foto di rito e selfie vari non mancano. Appena riesco a farmi un po’ di spazio mi concedo anche io qualche scatto e momento di ammirazione e riflessione.

 

Superata la porta ci si affaccia a questo parco verde con in mezzo una lunga fontana che si estende per qualche centinaio di metri fino alle basi del mausoleo.

 

Ma cos’è esattamente il Taj Mahal? Io lo definirei un simbolo d’amore. Ma la storia è questa.

Il Taj è stato costruito dall’imperatore Shah Jahan come monumento in memoria della sua seconda moglie Mumtaz Mahal, che morì durante il parto del loro 14° figlio (quattordicesimo!!) nel 1631.

La sua morte portò l’imperatore alla disperazione, tanto che si dice che i suoi capelli divennero grigi nell’arco di una notte. I lavori per il Taj iniziarono l’anno stesso e fu inaugurato nel 1653. Non molto dopo l’inaugurazione l’imperatore fu imprigionato dal suo stesso figlio nel Forte di Agra fino alla fine dei suoi giorni, dove poté tristemente guardare il Taj Mahal attraverso la finestra della sua prigione. Furono impiegate 20.000 persone per la costruzione di questa grandiosa opera. Una storia popolare racconta inoltre che l’imperatore avrebbe voluto far costruire un secondo identico Taj in marmo nero come tomba per se stesso,  speculare a quello della moglie defunta sulla riva opposta del fiume e fu proprio questo il motivo per il quale fu imprigionato in quanto avrebbe costituito un costo troppo elevato da sostenere per l’impero. Vero o no, è una storia che ha del romantico e del tragico. Quindi, rifacendo la domanda, cos’è il Taj Mahal? “Semplicemente” una tomba.

 

 

Saliamo i gradini alla base del Taj, rigorosamente scalzi e facciamo un giro completo dell’imponente costruzione prima di entrare all’interno, nel quale si trova la tomba (finta) di Mumtaz Mahal. All’interno c’è il divieto di scattare foto, ma pare che, soprattutto ai turisti indiani, poco interessi, ma decido comunque di rispettare la regola.

 

 

A quell’ora del mattino nient’altro era visitabile e quindi dopo qualche giro e decine di scatti, facciamo marcia indietro verso l’hotel per recuperare qualche ora di sonno prima dell’orario del checkout.

 

Nel pomeriggio andiamo a far quindi visita al Forte di Agra. E’ stata una piacevole sorpresa in quanto a detta di tutti, l’unica cosa interessante da fare ad Agra è il Taj Mahal, infatti la maggior parte rimane solo un giorno. Invece a me è piaciuto molto.

 

E’ una struttura abbastanza grande con tantissimi cortili, porticati, stanze e luoghi di preghiera da visitare. Sfortunatamente come qualsiasi altra attrazione turistica in India, non c’è un cartellino esplicativo o un’indicazione neanche a morire, e anche alla più banale domanda rivolta ad una guardia su dove si trova una determinata area, dopo averti dato la risposta, ti chiede la mancia cosa che ovviamente non ho lasciato.

Piccolo consiglio, se vi portate dietro il biglietto del Taj Mahal avrete uno sconto, ma solo per il giorno stesso.

 

 

Finita la visita al Forte, uscendo veniamo assaliti da venditori ambulanti e autisti di Rickshaw.

Ci facciamo strada a piedi verso il centro attraversando le Slum, ovvero le baraccopoli dove vivono i cittadini più poveri con baracche di fortuna.

 

 

Effettivamente non c’è altro di entusiasmante da vedere ad Agra, quindi dopo aver fatto un giro per le caotiche strade dei bazar ci fermiamo per un paio di birre, recuperiamo i bagagli e torniamo in stazione per la mia ultima meta in India, Varanasi.

 

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